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I tuoi occhi sono due primavere
che non ho ancora abitato.
I miei, quattro finestre
sul tuo stesso cielo,
ma il vetro è spesso,
e il gesto non si compie.
Non si sono mai baciati,
questi sguardi che si cercano
come api che sanno
dove il miele aspetta,
ma il volo è un rimando,
un filo d'aria che trema
e non si spezza.
E la vera pena
non è il buio,
ma questa luce che si sfiora
senza ardere,
questo vocabolario di sguardi
che non impara
la parola tocco.
Tu mi rendi
una preghiera senza dio,
un verso che si scrive
da solo,
eppure resta muto
sul bordo del tuo nome.